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Mi mancano i "miei ragazzi" |
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domenica 11 aprile 2010 |
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di Gianni Spigarelli, OA OTS Non tutti mi conoscono, quindi mi presento: sono Gianni Spigarelli, uno dei meno giovani della Sezione. Come arbitro non ho fatto molta “strada”, come osservatore abbastanza.
Ho avuto però il piacere per sette anni di essere Organo Tecnico Sezionale. E’ stato un periodo indimenticabile, seppur impegnativo. Eravamo una bella squadra: Massimo come Presidente, Danilo con il sottoscritto Vice, l’efficientissimo segretario Nicola che era sempre in sezione, anche di notte. Avevo, poi, degli ottimi collaboratori: l’affidabile Aldo, l’aiutante per le designazioni Roberto, nonché nonno Angelo.
In questi anni ho visto “nascere” e poi “crescere” molti ragazzi interessanti: Losito Raffaele, Mei, Pompei, Serfilippi, Carbonari, Gasparini, ecc… Altri, invece, si sono “persi” strada facendo.
I miei ragazzi, così li chiamavo, mi hanno dato tante soddisfazioni ed è emozionante quando li rivedo sui campi di serie D, eccellenza, promozione.
Lasciare dopo diversi anni è stato molto triste, ma dovevo farlo: quando questo incarico mi cominciava a “pesare” ho deciso, a malincuore, di lasciarlo. Ma mi mancano i miei ragazzi, le loro telefonate a fine gara, le loro ansie per gli osservatori avuti, la loro vicinanza in Sezione.
Per motivi familiari non frequento assiduamente la Sezione, ma seguo settimanalmente le loro designazioni e con diversi di loro mi sento ancora.
Ora, quando Massimo mi chiama per andare a vedere un arbitro, mi sento felice e cerco di trasmettere la mia esperienza di osservatore ai giovani. Non mi interessano la categoria o la rilevanza della gara. L’importante è far “crescere”, prima come uomo, poi come arbitro, i giovani Colleghi.
Agli arbitri dico: allenatevi perché è la cosa primaria. Vale la pena impegnarsi, frequentare la Sezione ed osservare chi è arrivato in alto. Coloro che hanno raggiunto traguardi importanti lo hanno fatto perché si sono impegnati e lo hanno voluto. Ognuno può ottenere ottimi risultati. In ogni modo, l’importante è divertirsi e stare tra amici.
Mi scuso se ho dimenticato di menzionare qualche nominativo, ma ormai la memoria non è come quella di Angelo, il giovane dei meno giovani…
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Il presidente della Commissione di Disciplina delle Marche in sezione a Pesaro |
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domenica 21 marzo 2010 |
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di Thomas Bonci Venerdì 5 marzo si è svolta la riunione tecnica obbligatoria per tutti gli associati della sezione di Pesaro. Hanno partecipato a tale riunione in veste di ospiti, il Presidente della Commissione Disciplinare delle Marche, dott. Giammario Schippa, e un componente, dott. Lorenzo Casagrande. Schippa ha illustrato alla platea tutti i meccanismi della giustizia sportiva. Dall’ arbitro in campo che rappresenta il primo giudice (colui che interviene per punire i falli e adotta sanzioni disciplinari) e che è tenuto, dopo la partita, a compilare il referto di gara fino all’ultimo grado di giudizio. Il documento “referto arbitrale” è l’atto ufficiale, stilato dall’arbitro, che racconta la gara. Rappresenta la fonte privilegiata del giudice di primo grado che deve infliggere le sanzioni ai giocatori e dirigenti in relazione a quanto scritto su tale documento. Per questo la compilazione del rapporto di gara è molto importante e deve essere eseguita con la massima attenzione e cura: descrivere gli episodi con dovizia di particolari renderà più facile il compito al giudice di primo grado e soprattutto farà comminare da questi le più giuste sanzioni. Una società calcistica può decidere, dopo le “sentenze” del giudice di primo grado di presentare reclamo e qui interviene la Commissione Disciplinare che, oltre alla lettura del referto, sente a chiarimenti l’arbitro e la società reclamante (che saranno quindi convocati nella sede FIGC del capoluogo) per estrapolare un’unica cosa: la verità dei fatti. In relazione di ciò può decidere di aumentare, diminuire o far restare invariati i provvedimenti assunti dal giudice di primo grado. Al di sopra della Commissione Disciplinare di secondo grado ci sono più elevati gradi di giudizio che hanno competenza nazionale. Il dott. Schippa, nel continuare un’interessante riunione tecnica, ha risposto, poi, alle numerose domande poste dagli associati e con loro ha chiarito alcune situazioni che fino a quel momento gli arbitri non avevano potuto esporre. Usciamo, dalla riunione tecnica sicuramente con una crescita collettiva, consapevoli che l’ incontro ha testimoniato che sia l’arbitro che il giudice sportivo hanno lo stesso compito: far rispettare le regole del calcio. |
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Romagnoli, assistente CAN, a Pesaro |
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sabato 20 marzo 2010 |
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di Thomas Bonci L’undicesima riunione tecnica della sezione di Pesaro ha avuto come illustre ospite, l’assistente CAN e amico Roberto Romagnoli della sezione di Macerata. Romagnoli si è soffermato a parlare soprattutto della sua esperienza di assistente dando utili consigli agli associati della sezione di Pesaro: ha analizzato dunque il comportamento dell’assistente prima, durante e dopo la gara. Molto importante per un assistente (e anche per un arbitro, ovviamente) è la preparazione tecnica (conoscenza approfondita del Regolamento) e atletica (allenamenti specifici possono prevenire seri infortuni). Ma anche la preparazione mentale ha un ruolo rilevante nel preparare la gara: studiare tutte le situazioni di gioco che si potranno verificare in campo può essere utile poi quando queste durante la partita si concretizzano (in questo modo, avendo già vissuto quei momenti nella nostra testa, sappiamo come dobbiamo comportarci e prendiamo, quindi, la decisione giusta). Per quanto riguarda la gara stessa, il compito principale dell’assistente è quello di vedere e valutare il fuorigioco: non basta individuare i calciatori in posizione di fuorigioco ma bisogna anche valutare (in brevissimo tempo) la punibilità di tale posizione (e quindi l’assistente alzerà la bandierina se il calciatore interviene nel gioco, influenza un avversario o trae vantaggio da tale posizione). Molto importanti sono anche le segnalazioni delle rimesse laterali: in questo caso, se l’assistente ha alcune insicurezze circa chi ha toccato per ultimo il pallone è bene che aspetti qualche secondo in più e faccia cooperazione con l’arbitro seguendo la sua stessa indicazione. Questo, oltre a migliorare l’aspetto estetico (non si ricorre a segnalazioni arbitro-assistente opposte), influisce positivamente sul rapporto arbitro-assistente. Sulla rilevazione dei falli, invece, solitamente è l’arbitro che svolge questo ruolo (il tutto è da chiarire nel briefing pre -gara, altra occasione di dialogo tra arbitro e assistenti) ma, in ogni caso, l’assistente dovrà segnalare i falli solo se ne ha l’assoluta certezza e seguendo lo stesso metro di giudizio del direttore di gara. Tutte queste indicazioni sono state molto utili per gli assistenti pesaresi ma anche per arbitri e osservatori. Roberto, infine, ci ha ricordato che tutti noi apparteniamo a una grande famiglia, una famiglia che ci unisce per l’unica passione che è quella dell’arbitraggio. |
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